Lunedì 20 Giugno

Dopo averci girato lungamente intorno ed essere stato 6 volte in paesi confinanti (3 mosca, 2 Lettonia. 1 Lituania) è arrivata finalmente l’ora di entrare in Russia. Nonostante tutti mi dicessero di andare a San Pietroburgo, come prima volta nell’ex Unione sovietica, sono voluto andare nella capitale. L’anno prossimo andremo anche a San Pietroburgo, qual’è il problema?

Il viaggio l’ho organizzato con largo anticipo anche perché c’era l’incognita del visto, necessario per entrare nel paese. Il volo l’ho prenotato (su Expedia ) addirittura il 7 febbraio ed ho trovato un prezzo da favola con una combinazione di Air France per l’andata ed Alitalia per il ritorno, entrambi con uno scalo nelle rispettive capitali (Parigi e Roma). Ho pagato solamente 172 euro a testa, quando un prezzo normale si aggira quasi al doppio di quella cifra. Sono stato fortunatissimo.

Riguardo al visto, non sapevo di preciso cosa bisognasse fare e quanto tempo fosse necessario, ma grazie ad un’amica che lavora in agenzia viaggi, sono venuto a conoscenza di un sito internet, in grado di fornirlo in solo due settimane e a metà prezzo rispetto ad una qualsiasi agenzia cittadina, un paio delle quali mi hanno chiesto tra i 180 e i 230 euro. Grazie a www.vistoperlarussia.it l’ho fatto a 99 euro, più le spese per il ritiro e la riconsegna dei passaporti tramite corriere, ma avrei potuto spedirli con la posta tradizionale risparmiando ulteriormente.

Condizione necessaria per l’ottenimento del visto è l’indicazione di un luogo di residenza presso la città che si intende visitare ed è anche per questo che mi sono mosso quattro mesi prima, trovando una sistemazione che alla fine si è rivelata ottima: Hotel Izmailovo, a solamente 12 minuti di metropolitana dalla Piazza Rossa.

Per questo viaggio, come in tutti quelli più importanti, mi ha accompagnato Simone, il miglior compagno di viaggio sul mercato. Mai un problema, mai una lamentela, paga qualsiasi cifra senza discutere, nessun problema di soldi ma anzi, a volte devo frenarlo nelle sue spese irrazionali o chiedere degli sconti per conto suo. Lui credo non abbia mai pronunciato la parola sconto, nemmeno con i marocchini (ambulanti). Secondo me ha un gps impiantato nella testa, visto che si ricorda tutte le strade anche solo dopo una volta che ci siamo passati. Nonostante la sua passione per il cibo, viene tranquillamente anche al McDonald’s e al contrario di me mangia di tutto. Una volta a Kiev a mangiato persino una zuppa di cipolle!

DIARIO DI VIAGGIO

Come un normale lunedì mattina, sono partito di casa alle 8 ma invece che andare in ufficio ci siamo diretti a Bologna, aeroporto Guglielmo Marconi. Siamo arrivati dopo circa due ore e mezza ed invece che lasciare l’auto nel parcheggio dell’aeroporto, a 15 euro a giorno, da qualche tempo ho scoperto il “Park to Air” che dista 4 km dal Marconi (c’è anche un Park to Fly che è simile). Hanno un servizio navetta efficientissimo e soprattutto dei prezzi molto inferiori rispetto ai parcheggi dell’aeroporto (mi sembra 8 euro i primi due giorni e 4 per tutti gli altri, nel parcheggio scoperto).

Avendo cambiato sede e conoscendo la mia auto, questi signori della Park to Air, ci hanno addirittura aspettato ad un incrocio e dopo aver attirato la nostra attenzione, ci hanno guidato al parcheggio. Che servizio! Una volta arrivati, sono stati velocissimi. Il tempo di scendere dall’auto, caricare le valigie nel furgone, pagare e dopo nemmeno 3 minuti eravamo già ripartiti per l’aeroporto.

Arrivati al Marconi, con le prenotazioni di Expedia in mano, ci siamo diretti al banco del check-in. Non sapevo di preciso cosa dovevamo fare ma per non sbagliare ci siamo messi in fila. Il tempo passava e vedevamo gente che lasciava la fila indispettita per andare su dei totem poco distanti, con dei fogli in mano. Qualcosa non mi quadrava e sganciandomi dalla fila sono andato a chiedere ad un’assistente dell’aeroporto. In effetti con la prenotazione online dovevamo andare a stamparci il biglietto da soli, presso quella specie di bancomat e avendo lasciato Simone a fare la fila ho mantenuto anche la posizione.

Alle 11:30, passati senza problemi i controlli personali eravamo al gate 17 e dopo una breve attesa, alle 12:15 si era sull’aereo dell’Air France che ci avrebbe portato al Charles de Gaulle, scalo parigino prima di puntare su Mosca. Decollo alle 12:35, in perfetto orario, ed atterraggio alle 13:54.

Non essendo Parigi un aeroporto piccolissimo, abbiamo impiegato un po di tempo prima di capire da dove dovevamo ripartire ma tutto sommato mi sono mosso abbastanza bene e non ci sono stati grossi problemi, tranne uno che poteva diventare catastrofico.

Al controllo bagagli, avevo in mano il biglietto e la carta d’identità ma non essendo necessario esibirli, li ho messi nella vaschetta di plastica insieme alle altre cose da passare nello scanner e quando ho riperso tutti gli oggetti non mi sono accorto subito del guaio. Il tempo di rimettermi la cintura, fare due metri e cercando il biglietto mi è venuto un colpo, non lo trovavo! Ho pensato un secondo e mi sono detto: ce l’avevo in mano un minuto fa, prima dei controlli di polizia e quindi non deve essere molto lontano ma come ho fatto a perderlo? Quasi impossibile.

Torno indietro agli scanners e la prima difficoltà è stata quella di trovare da dove ero passato (ce n’erano una decina) ma per fortuna mi è sembrato di riconoscere una poliziotta e sono andato da lei: “excuse me, I lost my ticket, maybe here”. Mi fa controllare tutti i contenitori di plastica ma non lo trovo. Cazzo, ora che faccio!? Quando ormai avevo perso ogni speranza e stavo pensando a come cercare di rimediare (non sapevo se il check-in fosse ancora aperto ma io avevo fatto il check-in a Bologna.. un casino!) la poliziotta guarda sotto il nastro trasportatore e la vedo piegarsi per raccoglierlo. Se ne viene fuori con un pezzo di carta e mi dice: Fraticelli?

YESSSSSSSSSSSSSSS!!!!!!!!!!!!!!!

Contento come se avessi vinto alla lotteria ripartiamo alla ricerca dell’imbarco e dopo una bella camminata troviamo finalmente il terminal “E”. Avendo un’ora abbondante di attesa, prima della partenza, abbiamo pensato bene di mangiare, prima di salire sull’aereo (è stata la mia salvezza).

Il decollo da Parigi, previsto per le 16:05, è avvenuto con mezz’ora di ritardo e siamo partiti solamente quando erano le 16:32. Volando con una compagnia “seria” e non con le classiche low cost, i posti erano assegnati, come al cinema, e purtroppo mi sono dovuto accontentare di quello che mi hanno dato. Per la prima volta in vita mia sono capitato all’ultima fila ma a quel punto sarebbe stato lo stesso della 3 come della 15 o la 21. Tutte uguali tranne quelle sulle uscite di emergenza che sono sempre più spaziose. Unica nota positiva è stata quella di essere in due ed avere a disposizione tre poltrone e l’altra persona una donna non giovanissima ma carina.

Per quanto riguarda il cibo ho già anticipato qualcosa parlando dello spuntino fatto prima di partire. Dico solo che mi ha salvato la vita e per il resto guarda le fotografie. Forse una persona normale avrebbe mangiato qualcosa in più ma io sono speciale e non mangio quasi niente che non mi soddisfi almeno la vista o l’olfatto.

Siamo arrivati allo Sheremetyevo di Mosca alle 19:37, dopo appena tre ore invece delle quattro previste che per effetto del fuso orario sono diventate di colpo le 21:37.

La tradizionale fila al controllo passaporti ci ha fatto perdere la possibilità di prendere l’Aeroexpress delle 22:30, sul quale puntavo (ne parte uno ogni trenta minuti) e siamo arrivati alla stazione del trenino rosso solo alle 22:40. Il costo del biglietto è di 320 rubli a testa ed ovviamente si può pagare con carta di credito. L’Aeroexpress è un comodissimo treno che collega lo Sheremetyevo con la stazione della metropolitana di Belorusskaya, coprendo la tratta in 35 minuti.

Partiti alle 23 siamo arrivati puntuali alle 23:35, trovando ad attenderci Anna, la mia amica sovietica, che si era un po rotta le palle perché ci aspettava dal treno precedente. Dopo i saluti di rito (non ci vedevamo da Kiev 2009) ci ha spiegato in due parole i vari tipi di abbonamenti della metropolitana e comprato un pacchetto da dieci a 265 rubli (la corsa singola costa 28) siamo scesi a prendere il treno, tutti insieme. Ci ha voluto accompagnare fino a Partizanskaya dove c’era il nostro hotel (Izmailovo), un enorme complesso alberghiero composto da quattro edifici da trenta piani ciascuno (per essere precisi 29) per poi tornare a casa e lasciarci al nostro destino una volta arrivati.

Appena usciti dalla metropolitana, siamo stati assaliti da un paio di loschi individui che vedendoci con i bagagli al seguito volevano aiutarci in qualche modo nel cercare una camera o non so per cosa. Io non ero proprio tranquillo e nemmeno li ho degnati di uno sguardo tirando dritto verso l‘hotel che anche se non c’ero mai stato, conoscevo benissimo per aver visto foto e filmati su internet. Simone era rimasto un po indietro e questi continuavano a chiedergli “ do you need a room? have reservation?”. Mi avevano proprio rotto le palle e speravo che la storia non si ripetesse tutte le notti.

Trovato l’ingresso del Gamma-Delta, siamo passati alla reception per la registrazione e all’una eravamo in camera, al 24esimo piano. Eravamo distrutti dal lungo viaggio, iniziato alle otto della mattina e conclusosi dopo undici ore. Dopo aver preso possesso della camera e disfatto le valigie, alle2:30 mi sono messo finalmente a dormire quando Simone russava già da parecchio tempo.



Itinerario di viaggio


Le foto del giorno

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Aggiornato: 19.10.11