Copenhagen 2

Venerdì 2 maggio 2014

Sveglia abbastanza mattutina (7:10) e in meno di un’ora eravamo a fare colazione. Usciamo dall’hotel alle 9:30 e su consiglio di Lina andiamo a visitare il caratteristico quartiere di Christiania, noto anche come Città Libera di Christiania, quartiere parzialmente autogovernato che ha stabilito uno status semi-legale come comunità indipendente. Per dirla in parole povere, un covo di drogati e spacciatori.

Scesi dalla metro, la prima cosa che troviamo è la Chiesa del Nostro Redentore (Vor Frelsers Kirk) e ne approfittiamo per salire sulla sua altissima torre dalla strana forma a spirale.

Da Wikipedia: La chiesa del Nostro Redentore è una grande chiesa barocca particolarmente famosa per la sua guglia, caratterizzata al suo esterno da una scala a spirale che porta in cima al campanile, dal quale si può godere di un allargato panorama del centro di Copenaghen. Altrettanto famoso è il carillon di questo campanile, rinomato per essere il più grande del nord Europa.

Saliamo quel migliaio di scalini che in certi punti sono veramente stretti e/o ripidissimi ed alla fine, sbucando da una piccola porticina, usciamo sul terrazzo panoramico, quasi in cima alla torre. E’ superfluo dire che da quell’altezza si gode di un panorama stupendo e si può vedere tutto il centro storico di Copenhagen.

Io mi fermo al primo step, Lina aveva già abbandonato mentre Claudio e Antonio, senza paura, hanno proseguito salendo la stretta scala a chiocciola. Avevo paura solo a guardarli.

Alle 10:30, dopo aver ammirato il paesaggio e fatto tante belle foto, scendiamo ed andiamo a cercare il famoso quartiere hippy. Lo troviamo facilmente, sia perché era vicino e sia perché eravamo dotati di tutti gli strumenti possibili ed immaginabili, dalle Lonely Planet alle applicazioni di Tripadvisor per il telefonino.

Entriamo all’interno di un recinto fatto di mattoni, più o meno come una piccola muraglia o una fortificazione medievale e la prima cosa che troviamo è una richiesta di sostegno economico in 18 lingue, tra cui l’italiano, dipinta sul muro di una casa. Nell’unica parte non scarabocchiata del muro c’era scritto: “sostieni Christiania, acquista un azione qui”.

Da Wikipedia: Christiania venne fondata nel 1971, quando un gruppo di hippie occupò una base navale dismessa alle porte della capitale danese costituita da edifici militari abbandonati. Una delle persone più influenti del gruppo era Jacob Ludvigsen, che pubblicava un giornale anarchico, che ufficializzò la proclamazione della Città Libera, in danese Fristad. Per anni lo status legale della zona è rimasto avvolto nel limbo, mentre il governo danese tentava, senza successo, di rimuovere gli occupanti.

Un commento da Tripadvisor: Si è rivelata una delusione perché in realtà è un ambiente piuttosto degradato, ricettacolo di sbandati di ogni genere, un vero e proprio ghetto per drogati e nullafacenti. Assolutamente vietato fare foto o video (mi pare giusto), ma per come ti guardavano male sembrava fosse vietato anche camminare per le strade.

In effetti, qualche problemino lo abbiamo avuto anche noi. Claudio, nonostante le scritte a caratteri cubitali “NO PHOTO”, si era messo con le braccia alte a scattare verso un gruppo di persone strane che per tutta risposta, dopo avergli urlato “NO PHOTO!” ripetutamente, alla fine si sono avvicinati minacciosamente. Nonostante un’accesa discussione, il tutto si è risolto comunque senza conseguenze.

Abbiamo proseguito la nostra passeggiata addentrandoci in una sorta di zona rossa, dove si spacciava praticamente alla luce del sole ma almeno avevano l’accortezza di indossare dei passamontagna e dopo aver contrattato, fare lo scambio dietro una tenda. Poco più avanti c’era una sorta di bar all’aperto con le classiche panche di legno delle feste paesane e non dico tutti ma almeno l’80% avevano uno spinello tra le mani. Viva la droga!

Inutile dire che il nostro viaggio all’interno di Christiania è stato abbastanza rapido e intorno alle 11 siamo usciti per dirigerci verso il centro. Lungo il cammino abbiamo incontrato la piccola ma molto carina Chiesa Cristiana (Christians Kirke) che tutto sembrava tranne che una chiesa. All’interno infatti c’era l’altare centrale, sopra un palco rialzato, attaccato alla parete e sui tre lati c’erano dei palchi, loggioni, non so come definirli, come quelli dei teatri. Al centro le classiche panche di legno. Dimenticavo che sopra il palco, vicino l’altare, c’era anche un pianoforte a coda, abbastanza inusuale per una chiesa. Altra cosa stranissima, la presenza del bagno che in questo paese civilissimo, si può trovare ovunque e quasi sempre gratuito.

Arriviamo ad uno degli innumerevoli canali e lungo le sue sponde vediamo delle meravigliose costruzioni ultramoderne, dai colori molto scuri, come tanti dei nuovissimi palazzi in giro per la città. D’altronde è risaputo che la Danimarca è la patria della moda e del design e tutto quà ha uno stile particolare, ricercato, moderno.

Proseguendo il nostro cammino, arriviamo ad una delle attrazioni principali della capitale danese, il Palazzo di Christiansborg (Christiansborg Slot). Un bel palazzo reale molto ben tenuto, costruito sulle “ceneri” dei precedenti distrutti dalle fiamme nei secoli. Il palazzo dell’ultima ricostruzione, quella attuale, non è mai stato veramente abitato dai reali ma usato per il tempo libero (c’è una bella biblioteca mondiale con titoli in lingua originale) e per gli incontri istituzionali. E’ inoltre sede del Parlamento, della Corte Suprema e del Ministero di Stato dunque la sede dei tre poteri supremi della Danimarca: il potere esecutivo, il potere legislativo e il potere giudiziario. Esso è l’unica struttura al mondo ad avere in contemporanea in sé i tre organismi statali.

L’entrata è a pagamento ed è possibile visitare anche i sotterranei ma quando siamo arrivati al “besøgsindgang” (ingresso visite) c’era così tanta folla che ci siamo scoraggiati.

Abbiamo provato da un altro ingresso, come se niente fosse ma credo, anzi sono sicuro, che prima bisognava comunque passare alla cassa e quindi fare la fila. Alla fine ce lo siamo visto dall’esterno ed ho scoperto più tardi che: ci vogliono tre ore per visitarlo, la Corte Suprema non si visita e il Parlamento bisogna prenotarlo in largo anticipo. Alla fine abbiamo fatto bene ad andarcene.

Sono le 12:30 quando entriamo al Museo Nazionale Danese alla scoperta dei vichinghi. L’ingresso era gratis, per cui un giro anche se rapido, andava fatto per forza. All’interno si può fare un magnifico viaggio temporale dai vichinghi fino ai nostri giorni e partendo dal piano terra si trova la Preistoria danese, le Persone del mondo, la Danimarca dal 1050 al 1660, la Collezione Reale, i Giochi e la Storia della Danimarca dal 1660 al 2000.

Procediamo abbastanza spediti tra le varie stanze dello splendido palazzo anche perché, eccetto qualche reperto vichingo, non c’erano cose particolarmente interessanti o che non avessi già visto nei tantissimi musei visitati in giro per l’Europa.

Siamo usciti dal museo dopo una quarantina di minuti, verso le 12:15 e a questo punto le nostre strade sono divise. Antonio, Claudio e Lina volevano andare a vedere il parco di Tivoli mentre a me, nonostante non fossi andato nemmeno nella precedente vacanza, non importava di entrare in un parco divertimenti e sono andato invece al Ny Carlsberg Glyptotek.

Trattasi di una collezione privata fondata da Carl Jacobsen (1842-1914), industriale della famosa birra Carlsberg, fondata da suo padre Jacob Christian Jacobsen).

Il Palazzo in cui è contenuto il museo, già da solo valeva il prezzo del biglietto: semplicemente stupendo. Appena entrato, mi sono trovato in un enorme salone, quasi una piccola piazzetta con una copertura vetrata con tanto di cupola centrale dove sotto c’erano alcune palme che così grandi non le avevo viste mai e che quasi toccavano la copertura.

Alla base di queste palme c’era tutta una vegetazione rigogliosa e lussureggiante e poco più avanti, prima di entrare nella sala successiva, una piccola fontana con una statua di un essere credo mitologico, mezzo uomo e mezzo pesce, diciamo pure un “sirenetto”.

Nel frattempo, dal salone attiguo arrivava una musica melodiosa ed ero molto curioso di andare a vedere di cosa si trattasse. Appena sono arrivato all’entrata sono rimasto esterrefatto, non dai musicisti ma dal luogo in cui stavano provando. Era una sorta di teatro, luminosissimo perché anch’esso aveva una copertura trasparente, in stile credo (non sono ferratissimo nella storia dell’arte) greco o giù di lì.

La copertura del palco dov’erano i musicisti, somigliava infatti al frontone del Partenone e ai lati c’erano due colonnati, intramezzati da enormi sculture di non so quali antichi personaggi. La platea era composta esclusivamente da sedie, tantissime sedie, credo almeno 5-600.

Quando ho capito che il museo era così bello, ho modificato la mia andatura perché non potevo di certo fermarmi a contemplare ogni sala. Ho quindi deciso di accelerare il passo perché altrimenti ci sarei stato fino a notte.

Sono passato ad ammirare il settore dell’arte egiziana, con sculture dallo stile inconfondibile e persino un paio di mummie. Dall’altro lato c’era invece la raccolta di reperti romanici con tantissime statue a cui ho dato uno sguardo d’insieme, senza soffermarmi su ognuna singolarmente.

Nonostante fosse tutto stupendo, una pecca il museo ce l’aveva: era un caldo torrido. Per girare all’interno ho dovuto togliere non solo il giaccone ma anche il maglione, restando in maniche di camicia ed ancora non era sufficiente a farmi stare a mio agio, ho dovuto anche accorciarmele.

Oltre alle sculture, c’era tutta una parte dedicata alla pittura con vastissima quantità di quadri.

Per concludere, un esaustivo commento da un utente Tripadvisor: “Le opere contenute in questa glyptotek sono eccezionali, dall’antichità ai giorni nostri, etruschi, greci, pittori francesi. Il giardino d’inverno al centro del cortile centrale è assolutamente senza confronti e ci sono anche delle panchine per riposarsi dalla fatica. Che dire della terrazza con vista su Tivoli? C’è una vista meravigliosa su gran parte della città. L’esposizione delle opere non è delle migliori, nel senso che sono esposte come un lungo elenco senza fine di oggetti, con poche didascalie. Nel seminterrato c’è spazio per riposarsi con un bar, tavoli, sedie, toilette e armadietti per mettere le borse.”

Alle 14:40 esco dal museo e faccio una passeggiata arrivando alla vicina stazione centrale. Decido di visitarla dall’interno e vista l’ora, per prima cosa mi mangio qualcosa al McDonald’s e sopratutto mi riposo un po’ dal lungo camminare.

Riacquistate le forze, finisco il giro all’interno della stazione ed ho come un flashback quando passo vicino al cambiavalute. La mente corre indietro di sette anni e ricordo perfettamente quando nella precedente vacanza mi servii di quegli sportelli per cambiare gli euro in moneta locale, appena arrivato in città.

Esco alle 15:30 e dopo aver telefonato ad Antonio, ci incontriamo quasi subito visto che anche loro avevano terminato la visita al parco giochi e stavano giusto uscendo.

Dopo tanta cultura, finalmente un po’ di “cazzeggio”, ci facciamo una bella passeggiata in centro, passando per la piazza, e quindi imboccando la lunghissima Strøget che si fa vanto di essere la via pedonale più lunga d’Europa.

Arrivati in fondo alla via, ci separiamo di nuovo perché io volevo tornare al pittoresco canale di Nyhavn a scattare qualche foto, dato che il giorno prima non avevo potuto farle a causa della fretta.

Alle 17:40 prendo la metro per tornare in hotel ed arrivato a destinazione, passo a fare un giro al centro commerciale che era proprio per strada. Rientro in camera quando manca un quarto alle 19 e credevo di trovare Antonio che invece si è presentato solamente alle 21:50, essendosi fermati a cenare.

Mi avevano anche chiamato per andare a mangiare ma ero talmente stanco che non mi andava di rivestirmi ed uscire di nuovo, così ho aspettato pazientemente il loro rientro per poi uscire di nuovo alle 23 in cerca di cibo.

Questa volta, conoscendo già un po’ la città (e visto l’orario), siamo usciti in auto badando di trovare un posto subito fuori la zona a pagamento.

Appena ho trovato un 7-Eleven metto subito un fermo alla fame con un muffin gigante ed un cappuccino su quei bicchieroni da passeggio e così, dopo la pausa, possiamo camminare con più tranquillità.

Facciamo un bel giro notturno per la città, io volevo fermarmi a bere qualcosa ed avevamo anche l’imbarazzo della scelta da quanti locali c’erano ma Antonio era titubante. Siamo entrati in un pub con musica live e dove i clienti erano particolarmente euforici, donne comprese, forse per via di qualche bicchiere di troppo e Antonio questa cosa non la gradiva.

Alla fine mi sono arreso e poco dopo siamo tornati in hotel, con la sete, dove siamo arrivati quand’era l’una e venti. Un’oretta su internet e poi a nanna.

Foto