Mosca 6

Sabato 25 giugno 2011

La sveglia alle nove e con la tranquillità di aver visto tutte le cose più importanti della città, alle 10:45 ci concediamo un rilassante giro al mercatino vicino all’hotel. Ci addentriamo nei meandri dell’Izmailovo’s Kremlin dove all’inizio si trovano matrioske, colbacchi e magliette e poi camminando, si arriva ai Kalashnikov, bombe a mano e carri armati. La gente vendeva proprio di tutto.

Ho visto uno scatolone, portato da una signora anziana, con dentro una tastiera di computer senza alcuni asti, boccette di profumo vuote, pezzi di fili elettrici, giochi di legno per bambini, audiocassette, candelabri, cinture, orologi da parete, scatoline di caramelle vuote, termos, piastra per capelli, sottopentole, dei giraviti, un piatto, dei portachiavi, un paio di borse da donna, un lumino votivo di quelli rossi da cimitero e diversi pezzi di stoffa o forse semplicemente foulard.

Uscendo vedo una maglietta che mi potrebbe anche interessare, con una bella scritta “Russia” in caratteri latini. Chiedo il prezzo al “marocchino” di turno, che in quel caso sarà stato armeno, turkmeno o georgiano ma avendo tutta la giornata a disposizione, mi lascio del tempo per pensarci e ce ne andiamo senza comprarla. Quella è li e lo sappiamo e se non ne trovo una più bella, in giro per la città, poi passerò a prenderla.

A mezzogiorno e trenta passiamo a depositare gli acquisti di Simone (lui da sempre il meglio quando c’è da comprare) ed usciamo quasi subito per andare in centro. Appuntamento obbligato, il pranzo allo Stolovaya n.57 all’interno del Gum dove arriviamo affamati, alle 13:45.

Il menu del giorno proponeva, invece dei soliti pelmeni, i più sfiziosi vareniki, nella variante con fragole. Li ho presi sulla fiducia perché non sapevo cosa ci fosse all’interno e nemmeno immaginavo delle fragole. A Kiev li avevo provati con le ciliegie e dopo un anno ancora dovevo capire se erano buoni o meno. Diciamo che il ripieno di fragole, così come le ciliegie, faceva un po impressione, sembrava quasi sangue che usciva da quella cosa bianca, tutto sommato però, non era cattivo. Oltre al primo, mi sono preso anche una kotleta ed un contorno di riso che con mezzo litro d’acqua mi ha fatto spendere la bellezza di 264 rubli (6,6 euro). Chi lo ha detto che Mosca è la città più cara del mondo?

Mi avevano parlato molto bene del Parco Tsaritsino, avevano detto che era molto bello e che non dovevo perdermelo assolutamente e così, finito di mangiare, siamo andati a vedere.

Arrivati poco dopo le quindici, la cosa che mi ha subito colpito è stata il via vai di limousine che solo una volta all’interno, siamo riusciti a spiegare: c’erano una decina di coppie di sposi che andava li a farsi le foto. Capisco che Mosca sia la città più grande d’Europa ma 10 coppie tutte insieme mi sembra un po strano.

Da internet: Il Parco di Tsaritsino è un’enorme tenuta appena fuori Mosca che si presenta in certi punti come una vera e propria foresta a due passi dalla città. Abbandonato per anni riversò in uno stato di decadenza. Solo nel 1984 molti degli edifici del parco sono stati ripristinati: il Grande Palazzo, Bolshoy Dvorets, è sicuramente la struttura più imponente del parco.Tra le meraviglie di questa enorme riserva naturale ci sono gli stagni in cui i moscoviti amano nuotare in estate e il ponte Designato, costruito con mattoni rosati e ornato di pinnacoli in pietra bianca e archi in stile gotico, un museo di architettura, un museo di arte e il Biryulyovo dendropark

Il parco è veramente bello, proprio come mi avevano detto. All’ingresso c’è un lungo viale pieno di fiori colorati che scende fino ad un laghetto, dove c’è anche una fontana con i giochi d’acqua che di notte, illuminata, dicono sia bellissima. Passato il lago si risale, sempre in mezzo al verde e si arriva ad una chiesa dove quasi sicuramente vengono celebrati molti matrimoni e proseguendo troviamo un grandissimo palazzo che sembra un castello delle favole, tanto è bello. Ci sono poi altre costruzioni ed un museo sotterraneo, il cui ingresso è fatto da una costruzione in vetro e acciaio con le sembianze di un castello.

Attraversando la “reggia” e proseguendo verso l’alto si arriva alla foresta con il sentiero pavimentato a cui lati sono disseminate decine di panchine. Noi non ci siamo addentrati, neanche per dare un’occhiata, perché era dalla mattina che camminavamo e la voglia era pari a zero. Prima del bosco c’era anche un grande prato, il tipico spiazzo da picnic, dove intorno c’erano degli ambulanti vendevano ogni cosa da mangiare.

Quando stiamo per uscire, mi chiama Anna chiedendomi se vogliamo andare a bere qualcosa da lei, perché la signorina è troppo pigra per uscire. Visto che erano solo le 17, non avevamo nulla da fare e lei abitava a solo due fermate della metro, siamo andati a scoccarle una birra, l’unica cosa che aveva di alcolico.

C’era ancora dello shopping da fare e dopo aver lietamente parlato con la nostra amica, alle 19 siamo tornati in centro. Simone voleva assolutamente la maglietta “RUSSIA” della Bosco Sport ma non quelle bianche o rosse che si trovavano dappertutto all’interno del Gum, ne aveva vista una celeste con la scritta bianca al negozio Bosco di via Tverskaya. Il negozio, nonostante fosse nella principale via dello shopping a quell’ora era deserto ma per fortuna che è arrivato Simone!

Un centinaio di euro per la maglietta ed altrettanto per uno zainetto, sempre con la scritta Russia ma visto che c’era si è preso anche una mascotte di peluche delle prossime olimpiadi invernali di Sochi. Al momento di pagare, senza convinzione ma giusto per la prassi, ho provato a chiedere un po di sconto e con quello che gli è stato praticato, ci organizzavo un weekend da qualche parte.

Siamo tornati all’Izmailovo poco prima delle 21 ed ora toccava a me comprare la maglietta. Sono andato deciso a prendere quella che avevo visto la mattina, dicendo a Simone che poteva aspettarmi tranquillamente in camera ma è stato uno sbaglio che stavo per pagare caro!

Il venditore che aveva la “mia” maglietta era proprio all’inizio del mercatino e nonostante fossero in chiusura e molti se ne fossero già andati, lui per fortuna era ancora li. Arrivo e con tutta calma gli dico di mostrarmi delle tshirts che aveva appese. Lui nel frattempo aveva adocchiato il mio orologio e mi aveva chiesto quanto costasse. Gli dico il prezzo ed intanto mi provo la maglietta.

Ero un po indeciso tra la rossa e la bianca e gli dico di farmi provare anche l’altra. Lui la prende e mi chiede anche della mia polo. Gli dico che ce l’ho da tanto e non ricordo quanto l’avessi pagata. Fatti i cazzi tuoi! Dopo averci pensato un po decido per la maglia rossa e quando gli chiedo il prezzo iniziano i problemi. Ero straconvinto che la mattina mi avesse detto 350 rubli mentre ora me ne stava chiedendo il doppio. Siamo impazziti? Iniziamo una trattativa ma a 350 non voleva proprio scendere, massimo che poteva farmi era 500 ma io, forte della convinzione che qualche ora prima costasse molto meno, non cedevo.

Ad un certo punto arriva un cliente che gli chiede di vedere qualcosa e lui chiama un collega, dal retro della baracca, per continuare la mia trattativa e non farmi andare via, dicendogli qualcosa in russo. Il collega, con la faccia più brutta della sua, mi invita ad andare dietro per perfezionare l’acquisto. Io non ci pensavo nemmeno ma questo insisteva, mostrandomi le maglie che teneva in mano ed annuendo con il capo. Io nel frattempo ho fatto un passo indietro, verso la strada, per non avere brutte sorprese e gli ho chiesto di uscire fuori ed eventualmente accordarci sul prezzo. Questo non ne voleva sapere di uscire e mi voleva portare per forza nel “retro bottega”. Amico, non pensare di fregarmi così facilmente.

Visto che la situazione non si sbloccava, me ne sono andato, nonostante questi continuassero prima a chiamarmi e quando hanno capito che non c’era più niente da fare mi urlavano “italia mafiosso” ed altre cose del genere.

Alle nove e un quarto ho raggiunto Simone e finalmente anche io mo sono potuto buttare qualche minuto sul letto. Alle dieci e mezza siamo usciti di nuovo. Era l’ultimo giorno prima della partenza ed anche se stanchi morti e non ci potevamo risparmiare.. a morire!

Arrivati in centro che saranno state le 23, siamo andati subito a mangiare, prima che il McDonald’s chiudesse. Abbiamo proseguito la serata nei pressi della piazza, senza far tardi per locali, girando tra turisti di tutto il mondo per poi tornare al Gamma Hotel, per l’ormai tradizionale birra, prima di andare a dormire. All’una e 45 siamo saliti in camera e prima di mettermi a letto, per un paio d’ore, ho fatto le valigie. Alle 3:40 mi sono messo a dormire.

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