Praga 2

Venerdì 8 giugno 2018

Sveglia alle 8 (fortunatamente Sandro non è uno che ha problemi a alzarsi dal letto), colazione e alle 9:30 usciamo per la nostra vera prima giornata di visita alla città, dopo l’assaggio serale del giorno precedente. Iniziamo subito dal “bersaglio grosso”, ossia dalla visita al Castello, dove, cercando di orientarci tra la folla, veniamo contattati da un signore italiano che si propone di farci da guida. Il prezzo della “assistenza” è di 300 corone (circa 12 euro), più del biglietto di ingresso (250 corone), ma la cosa ci piace e decidiamo di aggregarci al gruppo che sta organizzando. Alle 11 in punto ci troviamo nel punto stabilito insieme agli altri turisti ed iniziamo la visita.

Cominciamo dalla Cattedrale di San Vito (Cattedrale metropolitana dei Santi Vito, Venceslao ed Adalberto – Katedrála svatého Víta, Václava a Vojtěcha), simbolo di Praga e della Repubblica Ceca intera, sia a causa della sua storia che come memoriale artistico. La cattedrale ospita un’importante reliquia della cristianità, la testa di san Luca evangelista.

Da Wikipedia: È la terza chiesa eretta su questo luogo: la prima era una rotonda a ferro di cavallo con quattro absidi, uno dei primi edifici cristiani della Boemia, costruita da San Venceslao (929); la seconda era la basilica di Vratislav e Spytihnev, in stile romanico, con tre navate e due absidi, costruita tra 1060 e 1096; infine nel 1344 Matthias di Arras, incaricato da Carlo IV, iniziò la costruzione di una cattedrale gotica che venne proseguita, dopo la sua morte, dall’architetto tedesco Peter Parler. Allo scoppio delle guerre Hussite (1419) i lavori si interruppero. L’aspetto attuale fu raggiunto grazie alla ripresa dei lavori nel 1871. Circa trenta incoronazioni di principi e re di Boemia e delle loro mogli hanno avuto luogo nella cattedrale e per molti di loro la cattedrale è diventata anche il luogo di riposo – circa quindici monarchi sono seppelliti nella cattedrale di San Vito. L’entrata nella parte neo-gotica è libera, la parte storica può essere visitata acquistando un biglietto, che dà l’accesso al coro e alle cappelle, alle tombe dei re e degli arcivescovi boemi e alla grande torre meridionale incompleta.

Bellissima cattedrale che si fa notare anche a distanza per la sua imponenza e le sue alte guglie. Ma è da vicino che lascia davvero a bocca aperta, per gli infiniti dettagli e per il suo stile, con i classici elementi presenti in altre chiese gotiche, come mostri o demoni alati. Bellissime le vetrate colorate che arricchiscono il tutto e se si ha la fortuna di visitarla quando all’esterno c’è il sole si forma un gioco di luci spettacolare e quasi emozionante.

Questa cattedrale rappresenta il simbolo spirituale dello Stato ceco e nel suo interno imponente si trovano, tra l’altro, la Cappella di San Venceslao con la tomba di San Venceslao, adornata da dipinti e pietre semipreziose, una cripta sotterranea dove sono sepolti i re boemi e la Camera della Corona, dove vengono conservati i Gioielli della Corona.

Usciamo dalla Cattedrale e poco distante, in fondo alla piazzetta, facciamo il nostro ingresso nell’Antico Palazzo Reale, dove troviamo subito la bellissima la Sala di Ladislao.

Dal XVI secolo, la Sala di Ladislao fu utilizzata soprattutto come sala di rappresentanza del re. Davvero bellissime sono le volte gotiche a costoloni. Qui si svolgevano feste dell’incoronazione e banchetti, tornei medievali, mercati di opere d’arte e beni di lusso. Questa funzione di rappresentanza si è parzialmente conservata fino ad oggi: nella Sala di Ladislao si tenevano le elezioni del Presidente della Repubblica e si svolgono ancora cerimonie relative a ricorrenze importanti della Repubblica Ceca. La Sala di Ladislao confina con la Camera delle assemblee, il cui arredo interno ci ricorda in che modo si svolgevano le assemblee dopo il 1627, e con la chiesa di Ognissanti. Dal ballatoio panoramico presso la parete meridionale della Sala di Ladislao si può ammirare una bellissima veduta del Giardino sui terrapieni e di Praga.

Un portale conduce dall’angolo sud occidentale della Sala di Ladislao all’Ala di Ludvík, con i locali dell’Ufficio ceco. Nel 1618, in uno di questi locali scoppiò la Rivolta degli Stati generali cechi, con la defenestrazione di due governatori e dello scrivano. La Rivolta degli Stati generali cechi fu il primo conflitto della guerra dei trent’anni (1618-1648). La Sala di Ladislao confina con la Camera delle assemblee, il cui arredo interno ci ricorda in che modo si svolgevano le assemblee dopo il 1627 e se non vado errato è quella dove è presente il trono. Poco distante troviamo, dentro una teca, una copia dei gioielli della corona, con la corona di San Venceslao, il globo reale e scettro reale.

La corona, lo scettro e il globo sono custoditi in modo permanente nella camera della corona della Cattedrale di San Vito che possiamo definire, senza esagerazione, il luogo più inaccessibile del Castello di Praga. La porta e lo scrigno blindato dei gioielli hanno sette serrature e per aprirli e prelevare i gioielli è necessario che si incontrino i sette custodi delle chiavi: il presidente della Repubblica Ceca, il primo ministro, l’arcivescovo di Praga, il presidente della Camera dei Deputati, il presidente del Senato, il decano del Capitolo metropolitano di San Vito e il sindaco della città di Praga.

A seguire, dopo aver fatto una discreta fila per l’ingresso, visitiamo la Basilica di San Giorgio. Molto suggestiva, con la rossa facciata barocca che trae in inganno, dato che una volta all’interno si può ammirare la chiesa romanica più antica e meglio conservata della Boemia. Fu fondata fra il 915 ed il 921 dal principe Vratislao, subendo nel corso dei secoli numerose modifiche (piuttosto stridente il contrasto fra la facciata e le austere torri gemelle). Gli elementi architettonici della navata centrale sono databili fra il X ed il XII secolo. Notevoli gli affreschi duecenteschi raffiguranti la Gerusalemme celeste, posti sulla volta del coro. All’interno della cappella di S. Ludmilla (1200) è custodito il sepolcro, realizzato da Peter Parler, della santa patrona della Boemia.

Proprio accanto alla basilica, vi è il monastero di S .Giorgio. Fu fatto costruire nel 973 da Mlada, sorella del principe Boleslav il Pio: ella divenne la prima badessa del primo monastero della Boemia. Nel 1782, l’edificio fu definitivamente chiuso da Giuseppe II che lo trasformò in una caserma. Fra il 1962 ed il 1974, il monastero fu oggetto di una attenta ristrutturazione: il fine fu quello di rendere questi luoghi adatti ad ospitare la collezione di arte antica boema, tuttora visitabile. La collezione copre il periodo gotico e barocco.

Usciamo dalla Basilica di San Giorgio e dopo una breve camminata arriviamo al Vicolo d’Oro (Zlata ulicka), che rappresenta senza dubbio uno dei fulcri turistici di Praga. Si tratta di una stradina dalle minuscole casette colorate che è riuscita a circondarsi di un fitto alone di mistero. Gran parte della arcana ambiguità della splendida città mitteleuropea, emana proprio da qui. Secondo la tradizione, in questa stradina e nella poco distante Torre Mihulka lavorarono gli alchimisti di Rodolfo II, il bislacco e paranoico imperatore della Controriforma: ben poco interessato agli affari di Stato, grandissimo amante di astrologia, arte e alchimia, si circondò di grandi artisti (Arcimboldo) e famosi scienziati (Keplero, Brahe). Ma fu agli alchimisti (in particolare agli inglesi Kelley e Dee) che chiese di placare la sua enorme sete di superstizione. Fu soprattutto grazie a lui che Praga, nel 1583 nuova corte imperiale ai danni di Vienna, poté godere dei benefici effetti di una nuova età dell’oro, questa volta nel cuore dell’Impero Asburgico. Di certo si sa che questa stradina dovette ospitare i 24 membri della guardia del castello di Rodolfo: solo molto tempo dopo fu abitata da orafi (da cui il nome).

Oggi questa viuzza, durante il giorno sempre affollatissima, è una vera e propria trappola per turisti: i prezzi dei negozietti nelle sgargianti casupole sono esorbitanti! Nella casetta al numero 22 (come scritto in una targa all’esterno) abitò, fra il 1916 ed il 1917, Franz Kafka. Anche il premio Nobel Jaroslav Seifert abitò in questo vicolo.

Quando si sono fatte le 13:15 la nostra visita guidata finisce ma dato che ci siamo trovati molto bene con questo simpatico italiano (di cui non ricordo il nome), su sua richiesta, decidiamo di continuare nel pomeriggio con un altro itinerario. Nel frattempo andiamo tutti insieme a pranzare e scendiamo dal castello per la Staré zámecké schody, una scalinata molto suggestiva che costeggia le mura e dalla quale si gode di una vista meravigliosa sulla città sottostante.

Su consiglio della guida, pranziamo al Potrefenà Husa, un ristorante moderno dall’atmosfera giovanile sulla via Narodni, vicino alle gallerie e al Black Theatre. Bisteccheria, birreria, piatti tipici ed abbondanti, sono le caratteristiche del locale che propone anche scelte vegetariane.

Il nostro giro culturale per le vie di Praga ricomincia verso le 15, quando raggiungiamo la sinagoga spagnola dove, vicino all’ingresso, c’è la statua di Franz Kafka, scultura dell’artista Jaroslav Róna installata nel dicembre 2003 nella via Vězeňská nel quartiere ebraico di Praga.

Da Wikipedia: La statua riproduce un cappotto gigante e vuoto con un uomo sedutovi sopra a cavalcioni. Ispirata al racconto Descrizione di una battaglia, rappresenta Kafka seduto sul padre, che lo scrittore ha sempre descritto come un uomo enorme e austero. Kafka è stato posizionato a cavalcioni sul cappotto, quasi a far vedere che ha superato la sua paura nei confronti del padre grazie alla lettera che gli ha scritto, la famosa Lettera al padre. La statua ci riporta alla mente anche La metamorfosi e l’abbandono del proprio corpo. Vedendo il cappotto vuoto ci si chiede infatti che fine abbia fatto il corpo che lo riempiva. Si può dunque far riferimento al termine “kafkiano” anche in questo caso.

Ci troviamo nel ghetto ebraico di Praga, un luogo di profonde suggestioni e di meraviglie architettoniche come appunto la sinagoga spagnola che stiamo per visitare. Questa sinagoga, la più nuova del ghetto, si erge sulle fondamenta della più antica, la Scuola Vecchia o Altschul (Stará škola), che era geograficamente un po’ separata dalla comunità della Sinagoga Vecchia-Nuova. Dopo la sua demolizione nel 1867 al suo posto nacque un nuovo edificio progettato in stile moresco da Ugnác Ullmann. Sia l’esterno che l’interno, con i ricchi stucchi che decorano le pareti e le volte dorate, richiamano molto l’Alhambra spagnola di Granada e, proprio per questa caratteristica, ha preso il nome di Sinagoga spagnola. La sinagoga, in passato chiusa ai non ebrei, è divenuta visitabile ed oltre alla bellissima architettura è da notare anche la parte museale dedicata alla storia degli Ebrei fino al passato recente con vari oggetti di culto preziosi c’è anche un bell’organo e qui lavorò come organista il compositore dell’Inno Ceco.

Dalla Sinagga Spagnola ci spostiamo quindi nella vicina Sinagoga Pinkas – Museo Ebraico di Praga (Pinkasova synagoga – Židovské muzeum v Praze), un’opera della famiglia Horowitz. Nel 1535, infatti, Aaron Meshullam Horowitz lo fece edificare tra la sua casa Ai Blasoni (U Erbů) ed il terreno del Vecchio Cimitero Ebraico. Durante gli anni del dopoguerra, la sinagoga divenne il Memoriale degli Ebrei cechi e moravi rimasti vittime della persecuzione nazista. Tra il 1992 ed il 1996, sui muri della sinagoga sono stati scritti a mano 80.000 nomi di Ebrei cechi e moravi periti durante il nazismo. Il testo delle iscrizioni è stato scritto in base agli schedari sorti poco dopo la guerra dalle liste di trasporto conservate, dalle liste di registrazione e dalle testimonianze dei sopravvissuti. Su tutte le pareti interne sono scritti i nomi delle vittime dell’Olocausto con le loro date di nascita e di morte. Nella maggior parte dei casi, la data effettiva della morte è sconosciuta ed è stata perciò sostituita dalla data della deportazione nei ghetti e nei campi di sterminio. Il Memoriale delle vittime dell’Olocausto nella sinagoga Pinkas è una lunga iscrizione funeraria che ricorda i nomi di coloro per i quali non è stato possibile erigere una lapide. Fa parte del memoriale anche un’esposizione di disegni dei bambini di Terezín del 1942-1944. Questa selezione di disegni, che rappresenta una testimonianza impressionante del destino crudele dei bambini, sono spesso l’unico ricordo di coloro che non sono sopravvissuti.

Usciti dalla Sinagoga Pinkas, visitiamo quindi cimitero ebraico, fondato nella prima metà del XV secolo e dove ebbero luogo le sepolture fino al 1787.

Da Wikipedia: È stato per oltre 300 anni, a partire dal XV secolo, l’unico luogo dove gli ebrei di Praga potevano seppellire i loro morti. Le dimensioni attuali sono all’incirca quelle medievali e nel tempo si è sopperito alla mancanza di spazio sovrapponendo le tombe, perché il cimitero non poteva espandersi fuori dal perimetro esistente. Durante l’occupazione tedesca, il cimitero fu risparmiato: infatti le autorità tedesche decisero che sarebbe rimasto a testimonianza di un popolo estinto. La densità di lapidi, tardogotiche, rinascimentali, barocche, l’una quasi contro l’altra, il silenzio del luogo e la scarsa illuminazione (le lapidi sono quasi tutte all’ombra, oscurati dalle fronde degli alti sambuchi che crescono nel cimitero) creano un effetto unico con un’aura spettrale. Le tombe consistono esclusivamente di una lapide di arenaria o di marmo (quelle più importanti) piantata nella terra. Nessun ritratto, perché la religione ebraica lo vieta. Solo disegni simbolici per indicare la professione o le qualità del defunto: forbici per sarti, pinzette per i medici, mani che benedicono per i sacerdoti e poi tanti animali per chi si chiamava Volpi, Orsi e così via. Oggi si contano circa 12.000 lapidi, ma si ritiene che vi siano sepolti oltre 100.000 ebrei, la più antica è quella di Avigdor Kara del 1439, l’ultima è quella di Moses Beck del 1787.

Siamo giunti quasi alle 17 quando, nelle immediate vicinanze del Vecchio Cimitero Ebraico, visitiamo la Sinagoga Klausen – Museo Ebraico di Praga (Klausová synagoga). Questo edificio barocco venne edificato dopo il disastroso incendio del 1689 e completato nel 1694. È la più grande sinagoga del ghetto praghese ed era la seconda sinagoga più importante del Quartiere Ebraico di Praga. Oggi ospita un’esposizione del Museo Ebraico dedicata alle tradizioni e ai costumi ebraici.

Sicuramente una tappa immancabile se visitate il quartiere ebraico. E’ veramente molto bella e ripercorre la storia dell’ebraismo a Praga con una raccolta di oggetti tradizionali della religione. Al centro troneggia una splendida Torah mentre al piano di sopra gli strumenti per la circoncisione e molto altro. Il ragazzo che ci fa da guida, di fronte alla vetrina con gli strumenti del caso, ci fa una spiegazione molto dettagliata della pratica della circoncisione.

Non passiamo molto tempo all’interno della Sinagoga Klausen e quando usciamo il nostro tour guidato è praticamente terminato. Ci sarebbe ancora la Sinagoga Vecchia-Nuova da vedere e in effetti la guida ci porta fino all’edificio che la ospita, dandoci tutte le spiegazioni del caso senza ritenere necessario dover entrare. Si tratta di una delle sinagoghe più antiche conservate in Europa, nonché il monumento più antico del quartiere ebraico. Per più di settecento anni fu la sinagoga principale della comunità ebraica della capitale boema.

Dato che non sono entrato, prendo in prestito due commenti da Tripadvisor. Il primo recita quanto segue: “Merita la visita solo perché è la più antica sinagoga di Praga, ma l’edificio è artisticamente modesto e piuttosto disadorno all’interno.

La cosa più bella sono i paramenti in velluto sulle pareti e sul mobilio. Il biglietto è, in proporzione, troppo caro. Metre il secondo dice: “Sicuramente un luogo da visitare, ma vista la dimensione e i pochi minuti necessari alla visita, il solo biglietto per questa Sinagoga è un po’ troppo caro. In ogni caso luogo interessante soprattutto per il fatto che sia antichissima”.

Salutiamo e ringraziamo la guida per la sua disponibilità e simpatia e torniamo quindi in hotel, facendo prima tappa in un supermercato. Alle 18:15 siamo finalmente in camera a riposarci per uscire qualche minuto prima delle 21.

Iniziamo il tour serale dalla iconica Casa Danzante (Tančící dům), soprannome dato alla Sede degli Uffici Nazionali Olandesi (Nationale Nederlander Building), progettata dall’architetto croato Vlado Milunić in cooperazione con il canadese Frank Gehry. La troviamo alla fine del ponte Jiraskuv. Ispirata alla celebre coppia di ballerini Ginger e Fred, la Dancing House è una delle opere più celebri dell’architettura contemporanea. Il progetto, del 1992, fu completato nel 1996, in un stile eclettico che mescola barocco, gotico e art nouveau, a metà strada tra lo stile di Praga e l’inconfondibile tocco di Gehry, famoso per il Guggeneim di Bilbao. Una curiosità: per la sua forma sinuosa, è stata ribattezzata dagli abitanti di Praga, la casa ubriaca.

Torniamo verso il centro, costeggiando il fiume, quando troviamo il Teatro Nazionale di Praga (Národní divadlo), edificio maestoso considerato monumento nazionale della Repubblica Ceca. Questo imponente edificio in stile neorinascimentale, è stato costruito fra il 1868 ed il 1881 con il contributo entusiasta di tutto il popolo boemo che donò gioielli ed oggetti di valore per finanziarlo. Due anni dopo l’inaugurazione, bruciò in parte, però fu subito ricostruito a dimostrazione del profondo attaccamento del popolo alla propria cultura. L’illuminazione serale lo rende molto affascinante ma anche di giorno se ne riesce ad apprezzare la bellezza e la ricchezza.

Arriviamo all’altezza del Ponte Carlo, affollatissimo come nel resto della giornata, e passando per la Old Town Square (Staroměstské náměstí), giriamo un po’ per le viette interne, in quella che avrebbero dovuto essere la zona della movida (che a dire il vero non ci ha colpito particolarmente). Torniamo in piazza quindi per gustarci una birra in uno dei bar e successivamente ci spostiamo a Piazza San Venceslao (Václavské náměstí), dove c’è un discreto movimento di persone. Entriamo in uno dei club per passare un po’ di tempo e verso l’una e mezza usciamo ma per il tram che ci riporti in hotel bisogna attendere almeno una ventina di minuti (il 91 delle 1:52), per cui ne approfittiamo per un invitante panino in uno dei chioschi vicino la fermata. Alle 2:20 siamo in hotel.

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