Russia 8

Mercoledì 15 agosto 2018

Dopo un primo contatto nella serata di ieri, questa mattina decidiamo di “affrontare” l’Ermitage e una volta usciti e fatta la solita ricca colazione alla Stolovaya N.1 (Столовая H.1), chiamiamo un taxi con l’applicazione Yandex e al costo di 200 rubli (2,6 euro), ci facciamo portare alla fine di Nevskij Prospekt, di fronte al Palazzo d’Inverno (Зимний дворец). Il tassista dagli occhi a mandorla ha un aspetto simpatico e vorrei scambiare quattro chiacchiere ma ovviamente non parla ne italiano ne inglese e così l’unica cosa che sono riuscito a farmi dire è stata la sua nazione di provenienza, ossia il kirghizistan. Devo dire che, avendo amici da quella parte del mondo, l’ho sorpreso parecchio quando gli ho elencato alcune cose che conosco di quel Paese, come Biškek (la capitale), Tokmok (dove abita una mia amica) e Karakol vicino lago Issyk Kul.

Scendiamo dall’auto e tanto per iniziare vediamo una fila chilometrica di persone. Quelle bandierine alzate, però, mi fanno pensare che possa essere un ingresso per i gruppi (infatti è così) e passiamo dall’altro lato, quello sulla Piazza del Palazzo. Dall’altra parte ancora peggio! Code che si intersecano in diverse direzioni, da un lato, dall’altro, in diagonale, ovunque. Facciamo il punto della situazione e trovato dove si fanno i biglietti, iniziamo la sofferenza e ci mettiamo pazientemente in coda. Salvo poi, memori dell’esperienza al Cremlino, vedere le biglietterie automatiche e fare una coda molto minore.

Alla fine, verso le 11:30 riusciamo ad entrare (biglietto 700 rubli) e tutto sommato avremo fatto una mezz’oretta di fila. Prendiamo quindi un’audioguida (250 rubli), una piantina del museo e iniziamo il nostro tour.

Cosa vogliamo dire sull’Ermitage che non sia ancora stato detto? Si tratta di uno dei musei di arte più belli al mondo e non ci sono parole per descrivere la quantità di opere presenti all’interno. Una straordinaria collezione di opere di pittura e scultura, di arte orafa e del vetro, capolavori dei mastri italiani e fiamminghi e di ogni parte d’Europa. Non trascurabile la sezione dedicata all’Egitto con sarcofagi e mummie di grande interesse. Tavoli, vasi, camei, arredi, orologi appartenuti agli zar, impreziosiscono questo straordinario museo, contenuto in stanze maestose, affrescate con porte intarsiate con tartaruga, marmi, stucchi, mosaici, legni pregiati e lampadari da favola. Si tratta di uno di quei posti che devono essere visitati almeno una volta nella vita.

Usciamo poco dopo le 16 e mangiato un hot dog in un chioschetto, ci spostiamo ai Giardino d’Estate (Летний сад), il parco più importante di San Pietroburgo. Fu il posto più amato da Pietro il Grande, che si ispirò a Versailles per la sua costruzione, e rappresenta il trionfo dell’architettura del paesaggio imperiale.

Il Giardino d’Estate fu creato nel 1704 su ordine dello zar Pietro il Grande, che voleva edificare un grande giardino come quelli che vedeva nelle altre capitali europee. Fu preso a modello il parco di Versailles, ma l’imperatore russo voleva superare il suo omologo francese, Luigi XIV. Per questo motivo Pietro chiamò i migliori architetti dell’epoca: Rastrelli e Trezzini. Seguendo le regole della progettazione dei giardini, le vie del parco erano costellate di arbusti finemente torniti. I quattro lati, definiti da queste cosiddette “mura verdi”, erano riempiti di decorazioni: stagni, fontane, molti busti e un vasto complesso di sculture in marmo in stile italiano, opera dei maestri più rinomati di allora. Fra il 1771 e il 1784 fu installata una cancellata in ghisa in stile neoclassico del Velten, sospesa tra 36 colonne di granito coronate da urne e vasi. Al suo interno si trova il Palazzo d’Estate, successiva dimora dello stesso zar, nonché la casa del tè, quella del caffè e un monumento a Ivan Andreevič Krylov. All’inizio il parco poteva essere visitato solo su invito personale di Pietro il Grande, ma alla fine venne aperto a tutta la buona società e divenne uno dei luoghi più amati da nobili e intellettuali.

Dopo una bella passeggiata in questa meravigliosa oasi di verde, raggiungiamo la nave Aurora una delle navi da guerra più famose della storia della marina russa.

Il nome dell’Aurora (Крейсер Авро́ра) è associato prevalentemente alla Rivoluzione del 1917: con un colpo di cannone sparato da questo incrociatore, si diede il via alla conquista del Palazzo d’Inverno dove si trovava il quartier generale del Governo provvisorio. La storia dell’Aurora inizia però ben prima dello scoppio della Rivoluzione. Costruita nei cantieri navali di San Pietroburgo e varata l’11 maggio 1900, l’Aurora fu utilizzata in diverse guerre e operazioni di soccorso.

Nel 1904-1905 prese parte alla guerra russo-giapponese, dove fu una delle poche navi russe superstiti. Nel 1908 fu una delle prime navi a portare i soccorsi alla popolazione di Messina e Reggio Calabria colpite dal terremoto del 1908. Durante la prima guerra mondiale, prese parte alle operazioni militari nel mar Baltico. Nell’ottobre del 1917 sparò il colpo che diede il segnale per la conquista del Palazzo d’Inverno di San Pietroburgo durante la Rivoluzione russa, alla quale partecipò attivamente. Nella seconda guerra mondiale, durante l’assedio di Leningrado, venne ancorata a Oranienbaum, combattendo come batteria antiaerea, fin quando non venne affondata. Nel luglio del 1944 venne finalmente recuperata e dopo la guerra fu restaurata (1945-1947), divenendo una nave d’addestramento. Cessò il servizio come nave d’addestramento nel 1961 ma già dal 1950 si iniziò a trasformarla in nave museo. Operazione portata avanti con diversi interventi negli anni, nei quali l’incrociatore venne reso il più simile possibile alla sua configurazione originale del 1917, incluse le decorazioni. Trasformato in museo galleggiante è divenuto negli anni una delle principali mete turistiche di San Pietroburgo.

Dopo una giornata particolarmente intensa, alle 19:30 chiamiamo un taxi che ci riporti in centro ma prima di tornare in hotel, da dove difficilmente avremmo avuto la forza di uscire a un orario decente, passiamo alla tavola calda Schelkunchik (Щелкунчик) per cenare. Si trova praticamente attaccato alla Stolovaya N.1 dove facciamo colazione e viene definito da una recensione su Tripadvisor come “un self service in stile sovietico a pochi passi dal centro di San Pietroburgo. Interni molto spaziosi, tantissima varietà di cibo, qualità ottima. Porzioni abbondanti e prezzi molto bassi. Il miglior posto dove mangiare a San Pietroburgo!”. Non mi è tanto chiaro il discorso dello “stile sovietico” ma per il resto credo che sia tutto abbastanza vero.

Tornati in camera alle 21:30, a Simone avrei potuto dare l’olio santo, talmente era stanco e così, poco dopo le 23, quando mi sembrava peccato andare a dormire così presto, ho deciso di uscire da solo che è sempre una bella esperienza.

Infatti, come volevasi dimostrare, nel mio lunghissimo giro in lungo e largo per la città, ho scoperto un ristorante ucraino di una catena che frequentavo sempre a Kiev (Puzata Hata), ho trovato un locale che mi aveva consigliato un’amica e inevitabilmente, girando di notte, ho parlato con un ubriaco che (ovviamente) non riusciva a capire che i problemi di lingua tra di noi erano insormontabili e continuava a parlarmi in russo, per concludere mi stavo per fare anche degli amici russi in un club sulla prospettiva Nevskij, dove, con la scusa del fumo, ci siamo messi a parlare e quando gli ho buttato là una delle poche cose che so dire nella loro lingua, “Ya italianski”, sembravano apprezzare la cosa.

Dopo aver macinato un altro bel numero di chilometri (come se non fossero bastati quelli della giornata), qualche minuto dopo le 3 sono rientrato in hotel.

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