Sofia 3

Domenica 23 marzo 2014

Ci svegliamo alle 8 e tra colazione e docce, usciamo che sono le dieci e mezza. Prima meta della giornata è la stupenda chiesa di Boyana (Боянска църква), un sobborgo di Sofia alle pendici del monte Vitosha, raggiungibile in taxi dal centro con una corsa di 15 minuti ma il nostro autista sbaglia un incrocio e noi ce ne mettiamo 20.

Varchiamo il cancello e troviamo subito il botteghino dove acquistare il biglietto (10 leva). Non c’era quasi nessuno ma dopo di noi sono arrivate una mezza dozzina di persone.

Avevo letto che si trattava di una chiesa stupenda, addirittura sotto la tutela dell’Unesco ma quando ci incamminiamo sulla stradina per raggiungerla, quella che vedo tra le piante, sembra una casa colonica qualsiasi.

La parte anteriore era una costruzione moderna, aggiunta successivamente, mentre dietro c’era la chiesa vera e propria. Aspettiamo qualche minuto che inizi la visita guidata facendo conoscenza con la signora che ce la dovrà illustrare e quando sono usciti quelli che erano dentro, finalmente tocca a noi.

L’ingresso è rigidamente consentito solo a gruppi di 8 persone massimo alla volta e per non più di 10 minuti, per garantire la conservazione degli affreschi. Il tempo è comunque sufficiente a godersi appieno tutti gli affreschi, visto che la chiesa è davvero minuscola.

Da Wikipedia: La chiesa di Boyana è una chiesa medievale appartenente alla Chiesa ortodossa bulgara; l’edificio si trova a Boyana, un quartiere della capitale bulgara. L’ala est di questa costruzione a due piani venne eretta originariamente alla fine del X o agli inizi dell’XI secolo, mentre la parte centrale venne aggiunta nel XIII secolo durante il Secondo impero bulgaro. La chiesa venne poi completata a metà del XIX secolo con un ulteriore espansione verso ovest.

La chiesa deve la sua fama ai notevoli affreschi che contiene, dipinti a partire dal 1259. Essi costituiscono un vero e proprio secondo strato sopra i dipinti dei secoli precedenti e rappresentano uno degli esempi più completi e meglio conservati dell’arte medievale dell’Europa orientale. Sui muri della chiesa sono dipinte un totale di 89 scene, con 240 figure umane. La chiesa di Boyana nel 1979 è stata inserita nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Gli affreschi furono ripuliti e restaurati fra il 1912 e il 1915 da specialisti austriaci e bulgari; un ulteriore restauro venne effettuato fra il 1934 e il 1944. Nel 1977 la chiesa venne chiusa al pubblico per problemi di conservazione del patrimonio artistico e dopo un’ultima fase di restauri, venne riaperta nel 2000.

Usciamo da questa piccola perla di Sofia e saliamo in uno dei taxi che stazionano fissi fuori dal cancello che se non ci fossero stati quelli, vorrei vedere come saremmo tornati in centro da questo posto sperduto. Volevamo andare a fare un giro più in alto, sul monte Vitosha e spiegarlo all’autista è stata una cosa difficilissima visto che non parlava inglese. Anche le nostre idee non erano molto chiare e quindi era ancora più difficile comunicarle. Alla fine chiama al telefono qualcuno che parla inglese e riusciamo finalmente a dire che vogliamo andare in un punto qualsiasi dove ci siano turisti sulla montagna.

Dopo nemmeno un chilometro troviamo una lunga fila di macchine e vediamo più avanti un posto di blocco con la polizia. Solo quando sono tornato a casa ho saputo che nei weekend, l’accesso alla montagna è vietato alle auto ma quel cavolo di tassista avrebbe dovuto saperlo.

Fatto sta che cambiamo programma e decidiamo di fare un giro al centro commerciale. Dico al tassista il nome di uno shopping center che avevo letto in qualche guida ma lui ci fa presente che da qualche settimana ce n’è uno nuovissimo e molto più grande e ci convince di andare in quello.

A mezzogiorno in punto arriviamo al Paradise che come nome di un mall mi sembra proprio scontatissimo. Facciamo un giro all’interno dove molti negozi ancora non sono funzionanti ma di quelli esistenti, mi colpisce quanti nomi italiani ci siano (che non è detto che lo siano veramente). Parliamo di Alexandra Italy, Moda italiana, Piazza Roma, Folli follie, La Perla, Cesare Paciotti, Piazza Italia, Carlo Fabiani, De Fonseca, Paolo Botticelli e qualche altro.

Alle 13 riprendiamo un taxi e ci facciamo portare in centro, in Vitosha Boulevard, dove mangiamo qualcosa al volo e poi, non sapendo cosa fare, abbiamo preso la metro e siamo andati nella stazione più lontana che si poteva raggiungere.

Lo avevo fatto una volta a Kiev, quando ero andato in vacanza da solo e mi ero divertito molto a scoprire quartieri non frequentati dai turisti. Per quanto riguarda Sofia, scesi a Slivnitsa, ci siamo ritrovati completamente in mezzo al nulla. Da un lato c’erano dei campi sconfinati con qualche capannone in lontananza e dall’altra parte qualche negozio, un parcheggio e dei palazzoni grigi, classici dell’era comunista.

L’unica persona che abbiamo incontrato era una ragazza che stava entrando in stazione ed abbiamo provato a chiederle se ci fosse stato un ristorante nei paraggi, giusto per farle perdere un po’ di tempo. Come risposta, ci ha consigliato di tornare verso il centro, dato che in quel posto c’era veramente poca roba e non ce lo siamo fatti ripetere due volte.

Arriviamo a Serdica poco dopo le 15 e come prima cosa visitiamo tutti i negozi di souvenir che sono nel sottopasso, cercando qualcosa per ifamiliari e successivamente, riemersi alla luce del sole, facciamo anche un giro all’interno dei grandi magazzini Tzum (ЦУМ).

Nati nel 1955 ed ospitati in uno stupendo palazzo monumentale del centro, all’interno di questi magazzini si respirava una strana aria di smobilitazione. Forse mi sbaglio, forse era solo perché di domenica e molti erano chiusi ma vedendo qualche negozio con i cartoni alle vetrine e pensando al nuovissimo Paradise poco fuori città, è facile presumere che qualcuno si sia spostato nella nuova struttura.

Ammazziamo il resto del pomeriggio facendo una passeggiata fino al parco (Градска градина), dove rimaniamo seduti per una decina di minuti ascoltando una simpatica orchestrina ed osservando metà della popolazione di Sofia presente in quel verde cittadino. Successivamente, per un’altro percorso, riattraversiamo il centro e torniamo in hotel.

Arriviamo al St George alle 18:30 e visto che era domenica, abbiamo pensato che la sera non ci sarebbero state molte persone in giro, quindi siamo usciti abbastanza presto per andare a cenare. Alle 20:15 eravamo in Vitosha Boulevard ma per scegliere dove mangiare ci abbiamo messo una ventina di minuti. Alla fine abbiamo deciso per il Pizza Palace, uno dei ristoranti più grandi della via.

Un bel piatto di riso per me e tagliatelle con pizza per Simone ed alle 22:15 siamo usciti per la mission impossibile di cercare un po’ di vita. Come previsto però, la domenica sera non è particolarmente attiva a Sofia e dopo aver perlustrato ben bene la città, alle 23:15 eravamo già rientrati in hotel.

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